l'ulivo di Pietro
Luglio 2006

Nessuno si ricordava con precisione l'anno in cui Pietro pianto' quell'ulivo. Tuttavia alcuni dei vecchi del paese giuravano di ricordarsi che, da piccoli, i loro nonni raccontavano di averlo conosciuto di persona e narravano che Pietro aveva scelto un germoglio di una pianta vecchia e forte, che si diceva fosse appartenuta addirittura a tal Mattia del Riccio, genovese, ammiraglio, trasferitosi sul lago per oscuri motivi e comandante della flotta di barche che assali' e depredo' del tesoro imperiale la flotta del Barbarossa mentre faceva ritorno in Germania. Se cio' rispondeva al vero quella pianta doveva avere piu' di seicento anni.

Leggenda o realta' che fosse, quando Pietro decise che il paesino in cui era nato gli stava troppo stretto e quindi parti', il suo ulivo era giovane e forte, affrontava tranquillamente la neve e il solleone e produceva buoni frutti da cui si ricavava un ottimo olio.

La prima tappa di Pietro fu Parma dove si iscrisse all'accademia militare. Dopo diversi anni e una brillante carriera, con i gradi di generale, decise che voleva conoscere un altro generale, uno che aveva grandi progetti, ma doveva fare in fretta ed affrontare un lungo viaggio. I tempi mutavano velocemente e a Parigi stavano succedendo tante cose.

Centodiciassette anni pima, nel paese vicino a quello di Pietro, i fratelli Brentano avevano terminato la costruzione del loro palazzo. Era una famiglia di valenti soldati, generali che intervenivano nelle situazioni piu' critiche e, dal momento che erano pure mercenari, remunerative. Avevano partecipato alla difesa di Vienna quando i Turchi Ottomani l'avevano cinta d'assedio A seguito della vittoria avevano acquisito il diritto alla spartizione del bottino e, tra le cose che portarono sul lago, c'erano anche alcune inferriate turche, splendida opera di qualche ignoto e capace fabbro ottomano. Decisero che il loro palazzo sarebbe stato abbellito da queste inferriate, ne collocarono tre per incorniciare le finestre del piano di mezzo. Durante i loro viaggi, i Brentano avevano stretto rapporti di vario genere sia in Austria che in Germania. Alcuni membri della famiglia rimasero per sempre in quei paesi ed un ramo assunse il cognome di von Brentano. Dal ramo della famiglia che conservo' il nome originale vide la luce la dolce Bettina Brentano.

Mentre le inferriate turche proteggevano palazzo Brentano da visite sgradite, il generale Pietro Mainoni, giunto a Parigi, si metteva agli ordini di Napoleone Bonaparte per il quale avrebbe prestato onorevole servizio negli anni a venire. Dalla parte opposta, in Germania, l'influenza dei von Brentano si estendeva dalla politica alle arti e alla letteratura mentre nell'impero Austroungarico, Vienna faceva da scenario agli incontri culturali tra Ludwig van Beethoven e Bettina Brentano che gli fece leggere l'Egmont che poi lui musico'. Inoltre fu grazie a Bettina che Beethoven riusci' ad incontrare Goete.

L'ulivo di Pietro nel frattempo continuava lentamente a crescere, mentre la vita in riva al lago procedeva al ritmo dei lavori stagionali; semina, raccolto, potatura, cura delle bestie e tutte le dure attivita' indispensabili alla sopravvivenza in quei luoghi in cui la terra e' avara. Spesso qualcuno partiva, l'America era un mondo ricco di promesse, alcuni volevano raggiungere la California ma, non si sa bene il motivo, i piu' desideravano le immensita' dell'Argentina.

Meno spesso accadeva che qualcuno arrivasse decidendo di stabilirsi in quelle zone. Il nuovo venuto doveva conquistarsi il rispetto della gente del lago e quando se l'era conquistato poteva contare su amicizie sincere e leali. Cosi' avvenne quando, mentre Pietro si trovava a Parma, un giorno di uno degli ultimi anni del secolo, arrivo' al paesello un giovane straniero dal viso franco e sorridente. Si dice che potesse chiamarsi Domenico oppure Felice ma non e' certo. nessuno lo ricordava con sicurezza. La cosa certa era che veniva da un altro stato in cerca di fortuna. Veniva dalla Toscana ed aveva un accento curioso, tuttavia non fu difficile comprendersi, nemmeno la sorella di Pietro - si dice che potesse chiamarsi Anna ma anche qui nulla e' certo - equivoco' le sue frasi e dopo poco tempo sposo' il giovane contadino toscano.

I loro figli videro le guerre di indipendenza, la cacciata degli austriaci, e Garibaldi. L'ulivo sopravvisse al generale Pietro Mainoni, ogni anno sembrava sempre uguale ma i vecchi dicevano che era cresciuto molto, qualcuno ricordava ancora che poteva essere figlio della pianta di Mattia del Riccio e la sera, mentre le donne preparavano la polenta sul fuoco del camino, gli anziani raccontavano queste storie ai bambini affinche' non se ne perdesse la memoria.

Uno dei figli del giovane contadino toscano pare si chiamasse Mario ed era particolarmente affezionato all'ulivo di Pietro. Decise quindi che un giorno avrebbe acquistato l'appezzamento di terreno dove si trovava la pianta. Ma la sequenza degli eventi non glielo permise. Dapprima la ritirata degli austriaci poi i problemi legati alla formazione di un nuovo stato turbavano anche quel mondo apparentemente lontano dal mondo.

Come terminano tutte le cose, anche i Brentano ad un certo punto vendettero il loro palazzo ma per fortuna chi lo acquisto' lo mantenne cosi' come era sempre stato, con le inferriate ottomane a proteggerne le finestre.

Lenti come il ritmo delle stagioni, gli anni passavano inesorabili uno dopo l'altro.
L'unico che sembrava non subirne gli effetti era l'ulivo del giovane generale. Non era piu' vivo nessuno di quelli che l'avevano visto piccolo e i vecchi si ricordavano di aver giocato da bambini fra i suoi rami alti e robusti . Anche i nipoti del giovane toscano erano vecchi. Uno di loro aveva un figlio che si chiamava Mario come suo nonno, acquisto' un terreno molto vicino a quello in cui si trovava l'ulivo di Pietro e vi costrui' una casa. Spesso portava le bestie al pascolo passando proprio sotto a quell'albero. Aveva quattro figli: Germano, Giuseppe, Felice e Domenico erano tutti forti, erano sopravvissui da piccoli all'epidemia di influenza spgnola che aveva provocato 43 milioni di morti nel mondo ma ora un'altra sventura si era abbattuta sul lago e ne aveva rapito molti figli. Un'altra guerra aveva chiamato i giovani a partire per luoghi freddi e sconosciuti, in Russia.

E mentre sul Don si svolgeva il dramma, Mario passava sotto le inferriate turche dopo aver venduto una mucca. Tornava a casa, quella sera del 1943 quando una mano invisibile lo colpi' mortalmente per rubargli il denaro dopodiche' getto' il corpo nel torrente che divide i due paesi. Lo ritrovarono il mattino dopo e non si seppe mai chi fu l'assassino. I suoi figli ebbero maggior fortuna e tornarono tutti dal gelido fronte.

Quando giocavo tra i rami di quell'ulivo contorto e maestoso non sapevo che aveva circa 175 anni, e che poteva essere figlio di una pianta nata novecento anni prima. Non conoscevo la storia di mio nonno di cui porto il nome e nemmeno del suo bisnonno giunto dalla toscana ne' del generale Pietro Mainoni che aveva piantato l'ulivo sul quale mi arrampicavo e dal quale sono caduto spesso. Ma le cose che non sapevo non erano solo quelle.
Non sapevo che sarei stato l'ultimo a giocare tra i rami di quella splendida pianta. Ora l'ulivo di Pietro non c'e' piu'.
E' stato abbattuto da chi riteneva piu' importanti alcune villette a schiera di una pianta carica di storia. Non sapevo che sarei andato ad abitare proprio nel palazzo Brentano e che le inferriate turche avrebbero adornato le mie finestre dove furono collocate nel lontano 1672.

Leggenda o realta' che sia, parti da Como e procedi per la costa occidentale del Lario. Fermati a Campo, qui visse l'ammiraglio Mattia del Riccio che derubo' il tesoro di Federico Barbarossa.
Prosegui poi fino a Tremezzo. Subito dopo la Chiesa troverai una strada che sale verso monte. Prendila e fermati nella frazione di Volesio. Qui nacque Pietro Mainoni, generale di Napoleone Bonaparte.
Sali fino alla frazione di Viano e prendi il sentiero che porta a Mezzegra.
Dopo il ponte, sul lato a monte troverai una croce, qui fu ucciso Mario per rubargli i soldi ricavati dalla vendita di una mucca.
Procedi fino a Palazzo Rosati e nella prima piazzetta volta a destra, troverai poco dopo un alto portico antico che conduce a una corte intima e raccolta, alza gli occhi al cielo e vedrai le inferriate turche ancora al loro posto dopo 334 anni.
Nella pianura che c'è tra Mezzegra e Tremezzo vedrai una sequenza di case, immagina che non ci sia nulla, solo prato e alberi e in mezzo un ulivo maestoso che guarda il lago. Un tempo era cosi'.