I Nove Draghi
Maggio Giugno 1976

"Mille anni fa il giovane imperatore Ping giunse in questo luogo e contò otto colline, quindi, secondo un'antica credenza, qui abitavano otto draghi poichè ogni monte è abitato da un drago.
'Allora' disse il primo ministro 'questo luogo si chiamerà Kow-loon, luogo dei nove draghi, perchè anche l'imperatore è un drago'.
Volevi vedere il confine?
Eccolo!
E' laggiù, è quel corso d'acqua chiamato Shumchun!"

Mi siedo sull'erba umida e guardo lo stesso orizzonte che vide l’imperatore col suo seguito mille anni prima. Mi hanno sempre dato una sensazione inquietante queste colline tutte uguali simili a tanti panettoni che costellano il panorama e che spesso sorgono dall'acqua, forse sono proprio abitati dai draghi. L'aria è umida, si sente vagamente l'odore del mare ma più intenso è il profumo di mille fiori e dei boschi che ricoprono quelle colline.
A meno di mezzo km da me inizia uno dei più estesi e per me misteriosi stati del mondo.
Davanti a me inizia la Cina!

E' il giorno del mio compleanno e l'aereo, dopo aver sfiorato lo spazio aereo vietnamita allora ancora off limits per via della guerra terminata da poco, si appresta ad atterrare all'aeroporto Kai Tak di Hong Kong. La pista di atterraggio inizia sul mare disseminato di imbarcazioni, l'aereo scende sempre più, sembra cadere in mare ma fortunatamente è solo un'impressione. In pochi minuti sono sul bus che mi porta al Mandarin Hotel.

Hong Kong è su una delle oltre 200 isole dell'arcipelago che all'epoca era ancora un protettorato britannico e come tale godeva di tutti i privilegi di tale situazione, a tal punto che in uno spazio molto ridotto erano stipati 5 milioni di cinesi la maggior parte fuoriusciti clandestinamente dalla Cina per approdare nell'isola del porto fragrante (il nome di Hong Kong deriva da "Heung-Kong" cioè "porto fragrante") e prender posto in un appartamento di 20 metri quadrati insieme ad altri famigliari. Poi la storia ha seguito il suo corso troncando i sogni occidentali della popolazione. Chi non è riuscito a trasferirsi altrove si è ritrovato suo malgrado in territorio cinese.

Nonostante siano trascorsi molti anni conservo un ricordo nitido del mese trascorso ad Hong Kong, delle passeggiate alla Repulse Bay o sul Victoria Peak, dei giri a Kowloon, il luogo dei nove draghi, o nel formicaio galleggiante di Aberdeen come pure delle uscite nel mar cinese a bordo dei sampan.

La mia camera è ad un piano molto alto e guarda sul canale ma di fronte, un pò sulla sinistra, c'è un'altissima torre con le finestre rotonde che sembrano tanti oblò che ostruisce la visuale. Il mare è costantemente solcato da imbarcazioni di ogni genere, navi mercantili, giunche, navi da guerra americane, barche a remi e altre imbarcazioni cinesi con un dragone sulla prua e una ventina di rematori più un tizio in piedi munito di tamburo che scandisce il tempo della vogata.

Dopo un paio di giorni di acclimatamento (c'è un'umidità che basta uscire per pochi secondi e si è bagnati come se si avesse attraversato a piedi un autolavaggio) decidiamo di iniziare a vedere la vita locale con un mezzo un pò curioso. In qualità di protettorato britannico Hong Kong ricicla i bus londinesi a due piani che vengono dismessi a Londra e vengono importati per la rete urbana. Quindi una sera dopo cena prendiamo il bus, saliamo al piano superiore e ci facciamo tutto il tragitto da un capolinea all'altro e ritorno. Dal secondo piano si gode di una piacevole frescura e di un'ottima vista. Inizio a curiosare con un pò di indiscrezione nei primi piani delle abitazioni, è strano, quasi nessuno usa le tende quindi vedo gente in piccolissimi appartamenti che sta cenando, guardando la televisione oppure è intenta nelle faccende domestiche. Il traffico è notevole, intenso ma non caotico, si procede comunque lentamente. La città è straripante di luci, pubblicità di aziende giapponesi ma soprattutto di gente. Gente ovunque, a piedi, in bicicletta, che traina un carretto o che porta merce sopra la testa. Ma quello che impressiona maggiormente è che hanno tutti una fretta indescrivibile.
Nessuno cammina, corrono tutti! Più o meno veloci ma corrono tutti!
Che siano inseguiti da qualcuno?
Che inseguano qualcuno?
Oppure sono tutti stressati??
Sembrano migliaia di criceti in un'enorme gabbia!
E poi gridano tutti!
Ognuno ha qualche cosa da vendere, gente all'esterno dei negozi che grida per attirare i clienti, gente che vende del cibo al proprio chiosco e grida per pubblicizzare il menu, gente che deve raccontarsi qualche cosa gridando... ma quelli che litigano come si distinguono?

La folla è imponente, mi ci vorrà qualche giorno ancora prima di decidermi ad affrontarla. Ai lati del viale, che non è molto largo, c'è un'infinità di viuzze laterali strette e buie anch'esse brulicanti di gente...
Basta, per questa sera è abbastanza! Torno all'albergo e mi piazzo davanti alla televisione, c'è il telegiornale e dietro al cronista (un tal Leslie Clark che per un mese ho seguito assiduamente) appare la carta geografica dell'Italia. La notizia è che un forte terremoto ha colpito il Friuli causando notevoli danni e molte vittime. Per diversi giorni le notizie dall'Italia occupano i primi posti del telegiornale serale.

Non si mangia poi male seguendo le usanze cinesi, anche i bastoncini che all'inizio mi causavano seri problemi di spargimento di cibo per tutto il tavolo nonché per terra ora non hanno più segreti per me, ma dopo un pò la diversità del cibo fa venir voglia di qualche cosa di nostrano. Leggendo il menu mi cade l'occhio su una scritta: cotoletta milanese!! La ordino senza indugi! Poco dopo il solerte cameriere cinese mi porta un piatto con una "cosa" alta tre o quattro centimetri perfettamente rotonda che sembra fatta con un compasso. E' subdolamente coperta da una salsa rossastra. Inizio l'ispezione e nell'ordine trovo: una fetta di pane, una fetta di ananas, una seconda fetta di pane, una fettina alta due millimetri di carne di maiale. Non commento e mangio...

Dopo alcuni giorni in un altro locale mi lascio nuovamente tentare: pizza alla milanese (ma qui conoscono solo Milano?) mi portano una pizza del diametro di 50 centimetri ricoperta da tutti gli ingredienti che la fantasia può suggerire.
Tra gli altri ci sono banane tagliate a fettine e cetrioli, pezzetti di carne e di ananas, tonno, salsa piccante e la base della pizza dolciastra.
Mamma mia!
Mi sa che se chiedo un involtino primavera non sanno nemmeno cosa sia, visto che la cucina italiana a Hong Kong è interpretata così liberamente immagino che la cucina cinese che c'è da noi non abbia nulla di cinese. Decido di tenermi a debita distanza dalla cucina "italiana" e continuo a seguire la dieta cinese.
Ore 12, ristorante girevole sul Victoria Peak, un cliente cinese davanti a me prende dal buffet una fetta di salmone ed io lo imito, lui mi suggerisce di condirla con una salsina rosa pallido assicurandomi che è ottima (ne ha preso un cucchiaio pieno e la mangia avidamente), ne prendo una porzione microscopica e assaggio... per diversi minuti non riesco a parlare, il fumo mi esce anche dalle orecchie! Sarà mica con quella che fanno i fuochi artificiali???

Uno dei posti più incredibili di Hong Kong è il porto di Aberdeen. Dire che è come un formicaio da solo lontanamente l'idea di cosa sia. In una baia sono ormeggiate stabilmente tredicimila imbarcazioni in cui trovano alloggio ottantamila cinesi, la maggior parte pescatori. Le imbarcazioni più a riva non hanno neppure la possibilità di ondeggiare sull'acqua. E' una città galleggiante.

E' (anzi, era) proprio questo il porto fragrante, il porto in cui attraccavano le navi per fare rifornimento di acqua dolce da un fiumicello particolarmente fresco. Sull'enorme piazzale si svolgono le attività più disparate, normalmente vengono vendute ai turisti le merci che gli operai riescono a rubacchiare in fabbrica per arrotondare lo stipendio, sono quasi tutti generi elettronici e fotografici.
Un pò scostati dall'ammasso di giunche ci sono due imbarcazioni molto più grandi adibite a ristoranti con vista sul porto.

Noto che le giunche sono imbarcazioni strane. Non sembrano adatte all'alto mare, sono esili e dal bordo basso, mi spiegano infatti che sono nate come barche da trasporto per le merci nei pressi dei porti e per risalire i grandi fiumi o per la piccola pesca infatti hanno una buona capacità di carico e di spazio vitale per l'equipaggio.
E' veramente particolare la velatura che prevede tre alberi. Quello di maestra a tre quarti della barca un pò spostato verso prua, un curioso bompresso a prua che invece di essere orizzontale per far da base al fiocco è verticale e un altro curioso albero esattamente a poppa, verticale anch'esso col boma che guarda verso il retro dello scafo.
Insomma, è una barca al contrario, ha una vela dietro che spinge la barca invece di avere il fiocco davanti a trainare. Anche le vele sono strane, tutte e tre hanno la tipica conformazione a raggiera , quella centrale è libera nel senso che non è assicurata all'albero ma è infilata verticalmente in un lungo palo di legno il quale è legato in un solo punto all'albero. Questo metodo di fissaggio consente alla vela di rimanere sempre in vento. Quelle di prua e di poppa, molto più piccole della centrale, sono fisse e possono muoversi solo in orizzontale attorno al proprio albero compensando i movimenti bruschi della vela centrale. Non devono essere molto facili da governare.
Eppure con queste barche arrivavano fino al canale di Mozambico per rifornirsi di schiavi. Per contro il sampan è una barca più piccola della giunca, molto agile e adatta per lo spostamento e la pesca in mare.

Qui ad Aberdeen però di vele spiegate non se ne vedono, tutte le barche sono ricoperte dal telone che funge da riparo per la pioggia e da veranda, all'interno ci vivono almeno sei persone. Di sera, quando l’umidità inizia a diminuire e si respira con più facilità, le voci iniziano a farsi più flebili, si sente meglio lo sciabordio delle barche ormeggiate, l’odore del cibo cucinato nei chioschi galleggianti pian piano si consuma e svanisce nell’aria lasciando aleggiare il profumo del mare e i pescatori, dopo aver discusso dei fatti occorsi durante la giornata, si godono la brezza notturna fumando e giocando a mahjong. Poi ad uno ad uno tutti rientrano sotto coperta e vanno a dormire.

Sorge il sole dalle tranquille acque del mar della Cina. Dapprima un timido segnale di cedimento dell’oscurità che via via si fa sempre meno insistente lasciando posto all’incerto chiarore dell’aurora. Poi le nubi che stazionano sempre all’orizzonte diventano nere sullo sfondo arancione del cielo. Poi arrossiscono lasciando filtrare i primi prepotenti raggi del sole che a momenti nascerà. Le vele delle giunche che scivolano calme sulle onde si stagliano contro l’orizzonte ormai giallo dorato e la prima lama di sole taglia in due l’acqua con una ferita lucente. In pochi istanti il sole lascia il suo giaciglio a est levandosi nel cielo violaceo e l'umidità dell'aria amplifica le sue dimensioni. Ma si vedrà per poco perché si nasconde subito dietro la coltre di nubi. Fra poco si libererà dalle nuvole lasciandole a rincorrersi a metà strada tra qui e le Filippine.

Sono sulla spiaggia di Shek-o che guarda proprio verso est e sto aspettando il cinese che deve portarmi a fare un giro per l’arcipelago con il suo sampan, fra poco arriverà, anzi eccolo, sta arrivando proprio adesso. La vela prende il vento e tra i mille scricchiolii dello scafo lasciamo la costa dell’isola di Hong Kong solcando un mare incredibilmente limpido e trasparente. Il sole non è ancora alto e crea migliaia di riflessi sulle onde ma verso mezzogiorno sarà possibile vedere il fondale anche a più di dieci metri di profondità. Ci dirigiamo verso nord e subito dopo a ovest per girare attorno all’isola passando per il canale che la separa dal continente. Dal canale si gode una visuale da cartolina della città: dalla parte di Hong Kong sfilano il Central District e Wanchai con i loro grattacieli, banche, hotel a cui fa da sfondo il Victoria Peak, sulla parte continentale Kowloon che si perde nell’entroterra lievemente collinare. Nel canale c’è un traffico navale intenso, l’acqua non è più molto limpida e gli aerei che transitano per il Kai Tak provocano un notevole inquinamento acustico.


... continua ...