Il vento viene da nordovest, è forte, freddo e umido; le onde del Mar Caspio sono grigie e cupe come il cielo che sembra cader loro addosso. Ma quello che più infastidisce è un lieve ma costante tanfo di petrolio. Baku è lontana, dall'altra parte del confine, in Unione Sovietica ma lascia le tracce dei suoi impianti petroliferi anche qui in territorio iraniano.
Fortunatamente fra poco si parte, un altro assaggio di caviale della fabbrica che siamo venuti a visitare e poi arriva il bus per Teheran. Che schifo il caviale, sa di petrolio anche lui, non capisco come faccia ad essere classificato come cibo di lusso.
Mi hanno sempre incuriosito le zone di confine, è strano che di qui sia Iran e di la Unione Sovietica, in fondo la polvere è uguale, il vento anche e pure le piante. Gli stormi di oche sorvolano le guardie dell'armata rossa con i loro camion sgangherati e le guardie iraniane senza una divisa ben precisa ma nessuno ha mai chiesto loro un lasciapassare.
Gli uomini sono proprio stupidi! Non si aspettano sicuramente né i soldati russi ne quelli iraniani che di li a 25 anni la grande Unione Sovietica non sarebbe esistita più, che l'anno successivo lo scià sarebbe stato spazzato via dagli ayatollah, che sarebbe iniziata una lunghissima guerra con l'Iraq, la repressione nel Curdistan e tutti i cambiamenti che si sarebbero verificati fino alla fine del secolo.
Comunque non lo sapevo neppure io ma ormai il bus sta aspettando che salgano tutti i passeggeri. Il bus è quello tipico dei luoghi fuori mano, starebbe benissimo anche in sud America, in Africa o in Indocina, ma a Milano non lo farebbero circolare se non dopo 3 mesi di riparazioni.
All'inizio si costeggia per un po' il Caspio, poi si affronta una zona montuosa, il pullman annaspa e sputacchia fumo oleoso ma ce la fa. Si fa sosta per pranzare (anzi, per rifocillarsi) dopo 3 ore in un villaggio sperduto tra i monti, fa molto freddo ma sono incuriosito da un vecchio che pesca nel torrente e mi siedo lì vicino ad osservarlo mangiando del pane.
Non prende nulla ma l'autista chiama tutti i passeggeri perché si riparte. La discesa dall'altro versante del monte mi preoccupa moltissimo. Sono seduto davanti, al primo posto e ad ogni tornante verso sinistra vedo con apprensione il precipizio roccioso col torrente piccolissimo in fondo. Fortunatamente l'autista sa il fatto suo, si costeggia nuovamente il Caspio fino a Bandar-shah.
Da qui a Teheran il viaggio procede con calma, il paesaggio si addolcisce e diventa quasi piatto. A notte fonda entriamo nella capitale semideserta e raggiungiamo l'albergo.
Devo essere sincero, nonostante abbia un'ottima memoria non ricordo molto di Teheran se non le fogne a cielo aperto, gigantografie dello scià, un traffico pazzesco e un interminabile visita ad una moschea.
Dopo alcuni giorni un altro bus ci attende per portarci ad Isfahan il viaggio è lungo ed il territorio è desertico, dopo qualche ora il caldo si fa sentire. Fortunatamente il bus ha una buona provvista di acqua. Lungo la strada noto numerose carcasse di camion abbandonate e ridotte a scheletri.
Provengono da altre località dell'Iran ma anche dell'Iraq, dalla Turchia e dall'Afganistan. Ad un certo punto l'autista si ferma, vicino ad uno di quei camion ci sono ancora gli autisti: hanno fuso il motore, il centro abitato più vicino è a 250 km e chiedono acqua. Il nostro autista gli lascia una tanica piena, vengono dall'Uzbekistan, dal Lago d'Aral a 3000 km da qui e avrebbero dovuto portare un carico di lana in Iraq. Ormai non andranno più da nessuna parte, il loro carico sarà depredato e, non potendo risarcire i danni saranno costretti a cavarsela in qualche maniera.
Verso sera Isfahan appare nel nulla del deserto, è divisa in due da un fiume attraversato da un magnifico ponte in pietra che, se non ricordo male risale all'epoca romana. La città è molto bella, anzi, molto affascinante, sembra di essere in una di quelle favole arabe. Il giorno successivo è dedicato alla sua visita e la giriamo tutta a piedi. Mi ricordo un bellissimo mercato pieno di venditori, di colori, di rame e di tantissimi profumi.
I cammellieri sono ovunque, ci sono cammelli e dromedari, mi spiegano che i commercianti con i dromedari vengono da ovest (Iraq, Iran, raramente anche dall'Arabia) mentre quelli con i cammelli vengono da est (Afganistan, Turkmenistan, Uzbekistan e qualche disperato anche dal Pakistan) stanno in giro diversi mesi, a volte anche due anni e poi tornano al loro luogo di origine magari dopo aver venduto anche le bestie.
Dopo cinque giorni di passeggio per la città la nostra guida ci lancia una sfida. Raggiungere Shiraz alla loro maniera: a dorso di cammello. Spinto dall'entusiasmo e dall'incoscienza della giovane età sono il primo ad accettare senza rendermi conto di cosa significhi percorrere 3 o 400 km sulla bestia.
Con un bus lasciamo Isfahan e percorriamo il primo centinaio di km fino a un posto da cui procederemo col cammello. La bestia in questione non è proprio del tutto amichevole, non che sia scontrosa ma tende a farsi gli affari suoi indipendentemente dal comando che gli viene impartito quindi per precauzione vengono legati l'uno dietro l'altro mentre quelli degli addetti ai lavori rimangono indipendenti.
Intabarrato come un arabo salgo sulla bestiola e affronto il primo grosso problema: rimanere in groppa mentre di alza in piedi. L'operazione avviene in quattro fasi: dapprima il cammello alza bruscamente il posteriore sulle ginocchia mentre il passeggero viene fiondato in avanti, poi si alza davanti sempre sulle ginocchia con conseguente fiondamento all'indietro del passeggero, poi si alza in piedi dietro quindi in piedi davanti. Se si sopravvive all'operazione il più è fatto. Ora non rimane che lasciarsi dondolare per tre giorni dall'incedere monotono e dondolante dell'animale.
Dopo un po' si scopre che il cammello puzza. di cammello.
Dopo un altro po' non si sente più la puzza.
Successivamente si sentono strani stimoli gastrici assimilabili al mal di mare.
Poi si suda un po'.
Poi si ha sete.
Poi si scopre che prendere la borraccia mentre lui cammina non è impresa facile.
Poi si ha fame.
Poi ti scappa e non puoi fermarti.
Alla fine ti rassegni e viene sera e ci si ferma al caravanserraglio per la notte. Poi il cammello si accuccia per farti scendere e per dieci minuti non riesci a camminare. Poi si cena davanti al fuoco e alla fine si dorme ma.. Ci sono i
vestiti a un metro da me. puzzano di cammello!!
Dunque, vediamo, ancora due giorni con la bestia se va tutto bene. QUANDO PASSA IL PROSSIMO BUS???
Ma qui siamo in mezzo al deserto e il bus non c'è!! Però come deserto è anche carino, è diverso dal mare di sabbia sahariana, è pietroso, ci sono alture, qualche cespuglio striminzito. Ogni tanto si vedono degli erbivori (saranno capre.) qualcuno afferma che c'è in giro ancora qualche esemplare di leopardo e addirittura qualche rarissimo ghepardo asiatico ma forse sono ormai leggende, sono anni e anni che non vengono avvistati. Però sono convinti che almeno del leopardo ogni tanto si trovano le tracce.
Però che spettacolo la notte nel deserto!!! Quanti milioni di stelle!! Che bello sarebbe conoscerle per farsi guidare nel cammino! Non si sente nulla, solo un po' d'aria e qualche rumore strisciante. sarà qualcuno che si gira nel sonno, d'altra parte i cammellieri dormono tranquilli.
Il giorno nel deserto arriva subito, ma prima di lui arriva il capo carovana a dare la sveglia. Si riparte, oggi ci sarà vento e forse il cammino sarà un po' rallentato.
La giornata procede come quella precedente, sosta con riposo a metà giornata, sosta per la notte e uguale anche il terzo giorno. A metà mattina del quarto giorno una ventata decisa mi porta un profumo molto strano per il posto. Profumo di rose!
Siamo arrivati, ecco in fondo Shiraz, la città delle rose. (Se si potesse mettere una colonna sonora a questo punto l'unica indicata sarebbe quella del film Lawrence d'Arabia. sono stanco, ho la schiena a pezzi, il posteriore quadrato e sono impolverato!)
Per tutta la città sono coltivate rose, ogni giardino, ogni aiuola ogni spartitraffico è pieno di rose! Il profumo è inebriante ma ora sento di nuovo la puzza del cammello, mi ci ero abituato e sicuramente puzzo anch'io come un cammello. Mi ci vuole subito una vasca da bagno!
Shiraz è molto bella, all'epoca (25 anni fa) era come una perla in mezzo al deserto, ora non so come sia, sono salito con la guida su un minareto e ho guardato l'orizzonte oltre le mura della città. Solo deserto, solo vento, solo polvere e silenzio lo stesso panorama di 100, 1000, 2500 anni fa. e già, questo è l'anno dei festeggiamenti per il 2500 anniversario dell'esistenza dell'impero Persiano e qui fortunatamente in 2500 anni non è cambiato assolutamente nulla: lo stesso deserto, lo stesso vento, la stessa polvere, lo stesso silenzio..
Non sono più tornato in Iran e non vorrei più tornarci. E' stata un' esperienza unica e magica, mi sono lasciato travolgere dal fascino misterioso del deserto, dei suoi caravanserragli, delle sue pietre, della sua gente e delle sue città. Scoprire che l'uomo ha rovinato queste cose sarebbe una grossa delusione!